Parquet e pavimento radiante – parte 2

Il Parquet e il Pavimento Radiante – parte seconda.

Per concludere l’approfondimento sul tema riportiamo un interessante articolo a firma di Domenico Adelizzi, che descrive in modo accurato e credibile il rapporto tra il parquet e gli impianti di riscaldamento e raffrescamento

 

PARQUET e impianti di riscaldamento e raffrescamento
di Domenico Adelizzi
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La storia, le caratteristiche, i limiti, i benefici, le avvertenze per un miglior impiego. Prima parte di un interessante studio su una tecnica sempre più utilizzata.

Già molti anni prima della nascita di Cristo, i cinesi, gli egiziani e i romani utilizzavano il riscaldamento a pavimento nelle loro abitazioni e nei locali pubblici. La tecnica di base era molto semplice: si costruivano focolari interrati e si facevano passare i fumi in condotti ricavati sotto i pavimenti.
Dimenticati per centinaia e centinaia di anni, è nel periodo 1900 – 1945 che furono realizzati i primi impianti di riscaldamento “moderni”, con tubi annegati sotto il pavimento, vale a dire con una tecnica sostanzialmente analoga a quella attuale. Fino alla fine della seconda guerra mondiale furono oggettivamente pochi gli interventi così realizzati, qualche grande salone e alcune chiese, una casistica troppo esigua per stabilire la validità o meno di questi nuovi tipi di impianti. Nel decennio successivo (1945 – 1955), in diversi Paesi europei, furono realizzati più di 100.000 alloggi con impianti di riscaldamento a pannelli; i tubi erano in acciaio e venivano annegati direttamente nelle solette senza alcuna interposizione di materiale isolante.

Questi impianti costavano decisamente meno di quelli a radiatori, inoltre richiedevano minor assistenza muraria, non intralciavano le opere di finitura ed evitavano qualsiasi operazione di verniciatura.
Si trattava però di impianti sui quali non era mai stata condotta alcuna seria analisi per verificarne la capacità di offrire prestazioni accettabili e questa carenza fu pagata a caro prezzo. Infatti, ben presto, chi prese possesso di queste case cominciò a lamentare mal di testa, gonfiore di gambe e eccessiva sudorazione: stati di disagio e malessere che le commissioni appositamente istituite attribuirono a tre cause principali:
• temperature troppo alte a pavimento, dovute allo scarso isolamento degli alloggi;
• inerzia termica dei pavimenti troppo elevata, dovuta al fatto che i pannelli (senza adeguato isolamento sottostante) scaldavano l’intera soletta;
• inadeguatezza della regolazione, che in pratica si effettuava solo manualmente.

Alle sopraddette cause si deve non solo il cattivo funzionamento degli impianti a pannelli negli anni cinquanta, ma anche la cattiva fama che per molti anni ha ostacolato la loro diffusione. Verso gli anni ‘70 questi problemi furono lentamente rimossi, grazie ad alcune norme sul contenimento dei consumi energetici, all’uso di materiale isolante sotto le tubazioni, nonché all’utilizzo di validi sistemi di regolazione. Si ebbe così una graduale riscoperta degli impianti a pannelli, anche se inizialmente “frenata” dalle paure legate agli insuccessi del periodo precedente, fino ad arrivare ai nostri giorni, che stanno vedendo l’affermazione degli impianti di riscaldamento/raffrescamento.

 

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